Turchia in 15 giorni

04.08.2023

Visitare la Turchia significa vedere davvero l'incontro di due continenti, l'Asia e l'Europa mediterranea si fondono nei sapori, nei paesaggi. Dalle lande sconfinate della Cappadocia, alle coste, fino alla magica ed esotica Istanbul, non ha fatto che sorprenderci, rivelandosi per quello che è, e che qualcuno al suo interno preferirebbe che non fosse, ossia il frutto di millenni di contaminazioni di tantissime culture e popolazioni diverse.

Questo viaggio di 15 giorni on the road lo abbiamo affrontato in coppia, ma si presta facilmente ad essere affrontato da compagnie più numerose. Per gli amanti dell'organizzazione forse il nostro approccio potrebbe sembrare un po' troppo casuale, ma non avere nulla di certo al di fuori della prima notte di albergo, ci ha permesso di cambiare programma e a volte ha riservato piacevoli sorprese.

Goreme giorni 1-3

Come si può pensare di visitare la Turchia senza vedere la Cappadocia, letteralmente la 'terra dei bellissimi cavalli', e i suoi paesaggi lunari? Non lo sappiamo e non ci siamo posti il problema, perchè abbiamo deciso di partire proprio da lì. Dopo uno scalo ad Istanbul siamo atterrati all'aeroporto di Kayseri, dal quale partono continuamente numerosi bus e taxi condivisi diretti alle città vicine. Noi personalmente abbiamo scelto di andare proprio nel cuore della Cappadocia, nella piccolissima cittadina di Goreme.

A Goreme le case e le strutture ricettive sono un tutt'uno con quei paesaggi che hanno reso famosa la zona, con abitazioni e alloggi spesso ricavati all'interno degli stessi 'camini delle fate'. Appena arrivati non si può non rimanere colpiti da questo scenario apparentemente arido e ostile, come se si fosse atterrati su un'altro pianeta.

Avevamo preso alloggio in un piccolo alberghetto con sole sei stanze, di cui quattro scavate nella roccia. Non avevamo mai dormito in una grotta senza finestre, ma si è rivelata una bella esperienza.

Queste zone offrono moltissime attività, tra tutte la più 'famosa' è sicuramente il volo in mongolfiera all'alba. Ci era stato più volte consigliato di prenotare dall'Italia per tempo, per evitare di non trovare posto in loco, ma un po' per i costi proibitivi, un po' per incoscienza, preferivamo confrontarci con i locali sul posto. Non ci siamo sbagliati, dal momento che il nostro albergatore è riuscito subito a trovarci un volo per la mattina successiva (pagandola meno della metà che dall'Italia).

Essendo comunque arrivati la mattina presto abbiamo deciso di avventurarci a piedi fuori da Goreme per visitare l'enorme e bellissimo 'museo a cielo aperto', ovvero un complesso di abitazioni e chiese ricavate dai camini.

L'intera area è visitabile con un unico biglietto, ad esclusione della 'Chiesa Oscura', una delle cappelle rimaste più intatte e chiamata così proprio per l'ocurità, che ha aiutato a preservare i colori naturali degli affreschi.

Ogni volta che si entra in una abitazione o in una chiesa non si può non pensare a quante culture hanno abitato questi luoghi e i colori colpiscono moltissimo, soprattutto perchè estremamente in contrasto con lo spoglio paesaggio esterno. Spesso sotto gli affreschi più 'moderni' compaiono i simboli delle crociate o incisioni. 

Noi abbiamo preferito girare il sito liberamente e senza guida fisica, affidandoci alla nostra fedelissima lonely planet e 'cacciando' le immagini descritte.

La visita dura un paio d'ore e la caminata non è particolarmente semplice, soprattutto perchè in tutto il sito non c'è ombra, ma per fortuna esavamo attrezzati con affascinanti cappellini con visiera che urlano TURISTA da lontano.

Sulla via del ritorno abbiamo avuto il primo approccio con la cucina turca, che è davvero buona e varia, anche se la vera protagonista è sempre la carne. Esistono moltissimi tipi di Kebap, di pollo, di agnello o di manzo, le polpette (kofte), le pide (delle pizzette farcite) o i gorzleme (strati di pasta ripieni di carne o verdure) e tante altre cose che abbiamo sperimentato durante il viaggio. Quasi sempre prime delle portate principali vengono proposti i 'meze', degli antipastini e salse, con cui accompagnare il pane. 

Un po' per la notte in bianco dovuta al viaggio, un po' perchè sapevamo che per le mongolfiere ci saremmo dovuti svegliare alle 4 del mattino, dopo la nostra bellissima cena in grotta in un ristorantino a conduzione familiare, abbiamo recuperato un po' di sonno.

La mattina dopo, mentre tutta Goreme dormiva, ci sono venuti a prendere in albergo per portatrci ad uno spiazzo apena fuori città. Nel buio si distinguevano appena i due enormi cesti che presto avrebbero portato noi e gli altri a sorvolare la Cappadocia. Mentre incominciava a rischiararsi il cielo, hanno cominciato a gonfiare le imponenti mongolfiere, molto più grandi di quanto immaginassimo.

Si è trattato davvero di un'esperienza incredibile il sentire di alzarsi dal suolo con quel mezzo così silenziosoe bello. In particolare io temevo che avrei avuto paura, non amando particolarmente l'altezza, ma la vista di quel paesaggio all'alba, con le centinaia di piccole mongolfiere all'orizzonte che si stavano alzando con noi, hanno rappresentato probabilmente uno dei momenti più affascinanti vissuti in viaggio. 

Appariva splendida anche Goreme, con le luci incastonate nei camini delle fate, come se avessero acceso una marea di preistorici alberi di Natale.

Ci siamo abbassati lungo la Love Valley quando ormai il sole era sorto completamente e sotto di noi le strade iniziavano ad animarsi.

Dopo il dolce atterraggio l'emozione era ancora forte, ma la nostra giornata era pienissima, infatti, dopo una abbondante colazione turca con formaggi, pane, salse e dolci tipici appena sfornati (tutti opera della proprietaria del nostro albergo), ci aspettava il Green Tour.

Questa volta ci siamo affidati ad una guida locale, che ci ha comodamente prelevati in albergo con un piccolo bus che avremmo condiviso con gli altri turisti, per nostra fortuna alla fine si trattava di un piccolo gruppo di sette persone.

Il giro comincia da due splendidi punti panoramici, il primo è il Goreme view poin, ed il secondo invece offre una bellissima vista della Pigeon Valley e del castello di Uchisar, che saremmo andati a vedere il giorno dopo.

Ovviamente il questi punti non mancano negozietti di souvenir o locali che propongono ai turisti foto con cammelli (che con la Turchia c'entrano poco) o pittoreschi costumi.

Il nostro giro è proseguito nella sconfinata Ilhara valley, dove la nostra guida ci ha illustrato le varie rovine e ci ha spiegato come funzionasse la vita nelle grotte. Il pranzo, incluso nel tour, era davvero buono e lo abbiamo consumato in un ristorantino sul fiume, dal cui argine poi siamo partiti per un piccolo trekking, fino alla chiesa di 'San Giorgio'.

L'ultima parte della giornata consisteva nell'andare a visitare una delle città sotterranee più grandi della Cappadocia, quella di Derinkuyu, con ben tredici piani di profondità, di cui però sono visitabili solo i primi quattro. Il percorso è estremamente suggestivo ed è fortemente consigliabile esplorarle con una guida che riveli tutti i trucchi e le trappole (Indiana Jones style) che gli abitanti della città adottavano per difendersi dagli intrusi.

Anche se la giornata era stata molto impegnativa, non ci ha impedito di goderci un po' di vita serale di Goreme, e dopo un po' di meritato riposo eravamo già pronti per la giornata successiva.

Una cosa che davvero non potevamo perderci era il famosissimo castello di Uchisar, che il giorno prima avevamo visto svettare sulla Pigeon Valley da uno dei punti panoramici. Non è un vero e proprio castello, ma una 'fortezza' sopraelevata ricavata da due imponenti camini delle fate. 

Uchisar dista pochi minuti di auto da Goreme, ed è una cittadina piccola e che purtroppo è stata deturpata dalle speculazioni edilizie legate al turismo, ma il suo castello la rende comunque una tappa obbligata.

Ad un primo sguardo sembra di essere al cospetto del castello sottomarino ne 'La Sirenetta', ha infatti un aspetto così bizzarro ed inusuale per essere una reggia, da far pensare di essere entrati in qualche strana storia animata. 

Già dalla base del castello si può apprezzare una vista mozzafiato, ma con un po' di impegno e molte scale, si conquista la vetta ed il punto di osservazione più alto su tutte le valli circostanti.

Di tutte le pessime idee avute nel corso dei nostri viaggi, una sicuramente è stata quella di decidere di tornare a Goreme a piedi tramite il sentiero della Pigeon Valley. Il sentiero è bellissimo e di difficoltà medio-facile, ma sicuramente le due del pomeriggio sotto un sole battente non sono l'orario più idoneo. Sorvolando sulla temperatura si è trattato davvero di un bel percorso, in questo canyon continuamente diverso, plasmato dal vento e dalle piogge.

Quella sera avremmo preso il bus notturno per raggiungere la nostra seconda tappa, Pamukkale.

Pamukkale giorno 4

I collegamenti in Turchia sono lunghi, per questa ragione noi abbiamo preferito guadagnare un po' di tempo muovendoci spesso di notte. I servizi sono ottimi, con autobus di linea frequenti e piccoli shuttle per recarsi  alle aree un po' più distanti dalle città principali.

Per arrivare a Pamukkale abbiamo preso un Flixbus fino a Denizli, gigantesca città di collegamento non degna di nota, e poi una navetta.

La città di Pamukkale è famosa per due cose meravigliose, le piscine naturali di travertino, e la antica città di Hierapolis. Non sorprende che gli antichi romani, con la loro passione per le terme, abbiano scelto di creare il questo luogo una grande città.

Appena arrivati, una volta lasciati gli zaini in un alberghetto con poche pretese (in generale la città attorno alle attrazioni di Pamukkale, non è granchè), ci siamo subito diretti all'ingresso del parco, per sfruttare la mattinata ed evitare le ore più calde del giorno.

Nel parco è vietato entrare con scarpe o sandali, bisogna procedere scalzi sul travertino bianco, per evitare di danneggiarlo. Già all'ingresso questa immensa macchia bianca nel paesaggio colpisce. Sembra di iniziare a camminare su un ghiacciaio, anche se letteralmente la traduzione di 'Pamukkale' è 'castello di cotone'.

Il tragitto in salita è molto bello, e percorrendolo si iniziano ad incontrare le prime piscine, alcune naturali, altre artificiali. Ad aver reso il paesaggio ancora più suggestivo, è stato il fatto che la mattina presto fossimo completamente soli, permettendoci anche di fare un bel bagno in una piscina tutta per noi.

Dalla cima si accede al sito archologico di Hierapolis, il cui pezzo forte, molto ben conservato, è il teatro. Per girare tutto il sito, piscine comprese, basta una giornata, comprensiva anche della visita al museo della città ed un bagno nella antica 'piscina di Cleopatra' dove si può nuotare tra i resti delle colonne della struttura originale.

Anche se tutte le attrattive di Pamukkale si visitano in una giornata, siamo stati davvero soddisfatti da questa tappa, che racchiude in sè storia, paesaggi spettacolari e relax.

Oludeniz 5-6-7

Era giunto il momento di concedersi un po' di mare, e tra tutte le mete a disposione abbiamo scelto Oludeniz, una città sulla costa mediterranea che offre tantissime attività. Per poterci arrivare abbiamo preso l'autobus fino a Fethie e un minibus fino ad Oludeniz.

Tutto questo viaggio lo abbiamo fatto prenotando tutto già sul posto, senza nulla di programmato, ma con nostra sorpresa questa volta ci siamo trovati in difficoltà a trovare una stanza. Quasi tutte le strutture in cui siamo andati a chiedere erano già al completo, ma dopo una lunga ricerca zaini in spalla ed un minimo di contrattazione, abbiamo trovato una stanza!

A differenza degli altri posti visitati fino a quel momento, Oludeniz è davvero una città dall'impronta più turistica ed occidentale. Non è difficile trovare locali che vendano alcolici o che propongano serate musicali fino a tardi. Una cosa che però ci ha colpiti è che avvicinandoci alla costa è iniziata a farsi sentire la presenza dei militari, che di frequente allestiscono posti di blocco controllando i documenti a tutti. Un consiglio che sentiamo di dare ai viaggiatori è quindi quello di non lasciare mai i documenti nel proprio alloggio, ma di portarseli sempre dietro, anche se i controlli sono generalmente più rivolti ai locali che ai turisti.

La carta vincente di Oludeniz è senza dubbio la vastissima proposta di attività a prezzi modici. Noi non abbiamo saputo resistere alla possibilità di passare una intera giornata in barca, con un tour delle dodici isole e pranzo incluso a circa 15 euro a persona.

Il giro permetteva di fermarsi a fare il bagno in diverse baie e, complice anche una giornata stupenda, siamo riusciti a goderci un mare smeraldo e calmo. 

Dopo questi giorni di relax era ora di tornare a viaggiare come piace a noi, in maniera improvvisata e rocambolesca. 

Da Oludeniz abbiamo preso la navetta per Fethie, dove abbiamo girato un po' il centro in attesa del nostro autobus notturno. Ci era stato consigliato di andare a mangiare o vicino al porto, sulle barche ormeggiate che cucinano direttamente a bordo, o al mercato del pesce, dove è possibile scegliere direttamente dai pescivendoli da farsi cucinare poi seduti ad un tavolo dei locali vicini. Noi abbiamo preferito la seconda opzione e siamo stati da subito colpiti, dal momento che l'ingresso a questo mercato è piuttosto nascosto e non lascia nemmeno lontanamente immaginare quello che si nasconde al suo interno. Lo stretto corridoietto d'ingresso si apre su una piazza circolare, al centro occupata dalle ricche bancarelle dei pescivendoli, intenti a contrattare ad alta voce con i vari clienti e tutto intorno dei localini piccoli e molto curati, illuminati da piccole luminarie appese tra un albero e l'altro.

Abbiamo cenato tra la musica e un piacevole caos, dovuto al continuo via vai di cuochi, camerieri, clienti e pescivendoli. Un sistema di cui non siamo riusciti a comprendere il meccanismo per tutta la sera, ma che a modo suo ha funzionato dal momento che siamo riusciti a mangiare, e anche bene.

Efeso 8-9

Il nostro viaggio notturno ha rischiato di essere un disastro, dal momento che prenotando i biglietti on line, su un sito solo in turco, non ci eravamo resi conto che avevamo selezionato un viaggio in cui avremmo potuto solo restare in piedi, ma per fortuna l'addetto allo sportello, pur non parlando una parola d'inglese, è riuscito a risolvere il nostro problema e a trovarci due posti su un altro autobus, con un orario anche più comodo.

Per poter visitare Efeso bisogna soggiornare in una delle città vicine e noi abbiamo scelto di dormire in un carinissimo bed and breakfast a conduzione familiare a Selcuk, l'Homerous House.

Selcuk non è una città dalle molte attrattive, se non fosse per i ritratti di Ataturk esposti ad ogni angolo di strada e ad ogni negozio, più che una città turca sembrerebbe una città della Russia sovietica.

Dopo aver lasciato gli zaini alla reception, non potendo fare una doccia perché la nostra camera non era ancora pronta, abbiamo deciso di cercare subito un passaggio per Efeso. Il complesso è incredibilmente più vasto di quanto immaginassimo, con delle aree conservate perfettamente. Sicuramente il teatro è una delle costruzioni meglio conservate, insieme alla affascinante biblioteca di Celso. 

Nel nostro girovagare sotto il sole, però, ci siamo un po' persi e senza superare nessun cartello di divieto ci siamo trovati dalla parte opposta della 'Via del porto' rispetto a dove vedevamo camminare gli altri turisti. Convinti di essere sul sentiero giusto l'abbiamo percorsa tutta, godendo di quella prospettiva di cui godevano gli stranieri ed i commercianti che dal mare accedevano alla città. Ci siamo però accorti che non era un caso che fossimo soli lungo quella passeggiata, visto che siamo sbucati proprio alle spalle di una transenna addobbata con moltissimi segnali di divieto.

Efeso si divideva in una zona più popolare, quella 'bassa' vicina al porto ed al teatro, dove si possono trovare anche le rovine della 'casa dell'amore', il cui nome si spiega da sé; ed una zona nobile, quella più alta, sulla cui via affacciano le case a terrazza (visitabili con un biglietto aggiuntivo). 

Noi abbiamo visitato Efeso senza guida, e nonostante il sole non ci desse tregua, ci ha davvero stupiti. Nel complesso bastano un paio d'ore per vederla, esclusa la visita al museo. Un vero bagno di storia, dal grande fascino.
Abbiamo trascorso a Selcuk una sola notte, poiché la successiva eravamo di nuovo in viaggio, questa volta diretti verso l'incantevole Istanbul. 

Istanbul 10-15

La città che rappresenta il sogno di tanti viaggiatori, la capitale che fu Costantinopoli, punto di intersezione tra due continenti così diversi, come l'Asia e l'Europa, sulle sponde del magico Bosforo. Istanbul è tutto questo ed anche di più.

Al nostro arrivo ci siamo subito diretti sulla sponda europea, il nostro alloggio infatti si trovava nel quartiere di Beyoglu, scelto perché permetteva di recarsi facilmente nelle aree di interesse, ma più economico del centro di Sultanameth (area che racchiude gran parte dei monumenti di interesse), e perché centro gastronomico della città. Il quartiere è bello e vissuto, purtroppo la nostra via e lo stesso alloggio erano un po' squallidi, ma viaggiando può capitare di trovarsi in situazioni un po' più spartane del previsto, l'importante è affrontarle con un po' di ironia e non lasciarsi influenzare troppo.

Per visitare la città con i mezzi pubblici è molto utile fare una Istanbulkart, una tessera ricaricabile che permette di utilizzare tutti i mezzi pubblici (bus, tram, traghetti) a prezzi decisamente convenienti. Per noi è stata utilissima ed i collegamenti si sono rivelati ottimi.

Nei giorni a disposizione abbiamo visitato a fondo l'area di Sultanameth, imperdibili sono la Mosche blu e Aya Sophia, due moschee costruite a mille anni di distanza l'una dall'altra, che si fronteggiano ai capi della piazza principale. Mentre Aya Sophia nasce come chiesa cattolica e nei secoli ha visto cambiare più volte il suo utilizzo, la moschea blu, più sfarzosa e arabeggiante, è da sempre destinata alla preghiera islamica. 

Sono due strutture completamente diverse, ma magnificamente imponenti. Vale davvero la pena affrontare le file che si formano all'ingresso per godere di tanta bellezza. Ricordate che anche per gli uomini è richiesto un codice di abbigliamento per accedervi, non sono ammessi pantaloncini corti.

A pochi passi si trova il Palazzo Topkapi, che da solo copre gran parte dell'area di Sultanameth, ovvero il palazzo imperiale. Il palazzo è di fatto una piccola città, di cui è possibile visitare l'harem, le cucine, gli alloggi reali e tanto altro. L'ingresso non è economicissimo rispetto ad altri monumenti o musei, peró non si può non visitare.

Molto vicina si trova anche la 'cisterna basilica', l'antica riserva d'acqua della città, di cui nei secoli, si erano misteriosamente dimenticati, riscoprendola solo recentemente.

Una giornata intera si può dedicare alla visita dei Bazar, in particolare al mercato coperto. La suddivisione in aree storica prevedeva di attraversare una dopo l'altra le zone di vendita dell'oro, dei tessuti, delle ceramiche, ormai questa divisione non è più netta e si passa improvvisamente dai profumi dei dolciumi agli odori del pellame. Il bazar delle spezie è poco distante, ma tra un mercato coperto e l'altro vi sembrerà di non essere affatto usciti dal suk, infatti l'intero quartiere non è altro che un gigantesco mercato. Si tratta del luogo perfetto dove trattare per portare a casa qualche souvenir. Un po' più difficile per i deboli di stomaco è la visita al Bazar delle Donne, dove prevalgono i mercati della carne e non è raro vedere esposte teste di animali, frattaglie o intere carcasse appese.

Obbligatoria per chiunque vada ad Istanbul è almeno una traversata sul Bosforo, per osservare dall'acqua le due sponde a confronto, quella asiatica e quella europea. Esistono sia dei traghetti pubblici che fanno tour di un'ora, sia tour privati, noi abbiamo preferito la prima opzione. Dal traghetto è possibile vedere gli splendidi edifici simbolo della città, come la 'Torre di Leandro' che emerge dalle acque, o la 'Torre di Galata' che si staglia sullo skyline della città.

Nel nostro girovagare a piedi abbiamo anche conosciuto meglio il nostro quartiere, noto principalmente per la ampia Piazza Taksim, alla fine di İstiklal Caddesi, via dello shopping e della vita notturna della città. Sebbene Sultanameth sia uno dei quartieri con più monumenti, non offre molto svago, che invece si concentra a Beyoglu.

Una serata andrebbe dedicata anche alle tradizioni più antiche della città, come quella degli spettacoli dei Dervisci rotanti. Sebbene adesso vengano proposti degli spettacoli per turisti è in realtà un rito religioso, per cui noi abbiamo scelto di vedere quello più sobrio, che si svolge nel centro culturale nel cuore di Sultanameth. L'incredibile livello di concentrazione che raggiungono durante questa forma di preghiera e la musica contribuiscono a creare una ambientazione davvero suggestiva. Davvero consigliato.

Avendo tempo abbiamo deciso di passare una giornata su una delle isole al largo di Istanbul, è una esperienza un po' diversa dal solito, perché ci si allontana dal caos cittadino per immergersi per un giorno nel turismo quasi esclusivamente turco. Ci sono numerosi traghetti che ogni giorno partono da Istanbul e si dirigono alle isole al largo, noi abbiamo scelto di visitare Buykada, la più grande. Una volta arrivati sembrava di essere lontanissimi dalla capitale, ci sono piccoli ristoranti sulla costa e meravigliose villette con giardino. Tutto sembrava viaggiare ad un ritmo più lento. Dopo una gustosissima mangiata di pesce fresco avevamo intenzione di fare un rilassante (questa era l'idea) giro in bicicletta vista mare, chiaramente nel nostro piano non era stato considerato qualche dettaglio, tipo la temperatura (le due del pomeriggio ad agosto non sono proprio la condizione ambientale migliore) o i numerosi dislivelli di una isola vulcanica. La resa non è stata delle migliori, e dei 16 kilometri pianificati ne abbiamo percorsi solo 8 prima di buttarci in una caletta a fare il bagno, ma è stato molto divertente, soprattutto perché uno di noi due non è un asso sulle due ruote...

In un battito di ciglia era già arrivato il momento di tornare a casa, e con quello l'incredibile soddisfazione che questo viaggio ha portato con sé. Non eravamo contenti solo per essere riusciti a vedere e fare così tanto in un paese così vasto, ma perché la più bella sorpresa sono state le persone che abbiamo incontrato. Il popolo turco si è mostrato a noi incredibilmente accogliente e gentile, condividendo con noi molti momenti di aggregazione. Si tratta di una meta affascinante e adatta a tutti, perché offre davvero tutto ciò che si possa desiderare. Come sempre ci abbiamo lasciato un pezzetto di cuore, ma di questo ne siamo sempre felici.

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